Friday, December 18th, 2009

La triste consapevolezza di essere fuori dal Gota del mondo…

Se qualcuno avesse avuto dubbi, adesso, con l’epilogo di Copenhagen che vede tutto nelle mani del G2 (Cina-Usa), l’Europa ha la certezza di essere definitivamente fuori dal tavolo che conta per le grandi decisioni sul mondo. Questo sta avvenendo oggi a Copenhagen, questo purtroppo accadrà sempre di più in futuro…  Un nuovo asse si è creato, come estensione è simile a quello famoso Roma-Berlino-Tokio, speriamo che non sia altrettanto nefasto. (clean economy)

Thursday, December 17th, 2009

Il gran finale della farsa…

Il responsabile dell’Onu per il vertice sul clima ha detto: “Le prossime 24 ore di negoziati saranno decisive”. Ancora troppe tensioni e distanze da colmare. L’ipotesi di queste ore prevede che l’Europa abbassi un po’ il livello dei tagli delle sue emissioni per andare incontro alle esigenze americane ed è questo il segnale che si sta cercando di evitare un fallimento  o un accordo vuoto.

Friday, December 11th, 2009

La confusione nasconde la verità a Copenhagen

La confusione è sovrana a Copenhagen, niente lascia presagire che ci sia la volontà di cooperare e di impegnarsi seriamente. E’ un tourbillon di eventi e sottoeventi, di spettacoli e spettacolarizzazioni, una sorta di Olimpiade del clima dove si consegnano medaglie laccate oro che finiranno nelle teche di tutto il mondo. La sostanza è che un accordo di massima ci sarà, ma un accordo vuoto di potere reale…
La prima bozza ufficiale fatta circolare al vertice di Copenaghen sui cambiamenti climatici indica l’obiettivo di contenere entro una forchetta tra 1,5 e 2 gradi centigradi l’aumento massimo della temperatura rispetto ai livelli pre-industriali. Per quello che riguarda la riduzione globale delle emissioni di diossido di carbonio entro il 2020 (rispetto ai livelli del 1990) si indicano tre possibili obiettivi: del 50, dell’80 e dell’95 per cento. I Paesi industrializzati spingono per fermarsi al 50 per cento, ma alcune economie emergenti guidate dalla Cina non hanno voluto fissare alcun obiettivo a meno di non chiarire che i Paesi ricchi si assumeranno la quasi totalita’ dell’onere. Per i Paesi ricchi, su cui ricadono le maggiori responsabilta’ nel surriscaldamento del pianeta, le opzioni possibili di tagli al C02 entro il 2050 variano dal 75-85 per cento, “almeno 80-95 per cento” e “piu’ del 95 per cento”, tutti opzioni comparate ai dati del 1990 (agi).
E’ possibile pensare che l’uomo sia in potere di regolare il clima sulla terra?

Wednesday, December 9th, 2009

Quello strano senso di vuoto che avvolge Copenhagen


“Emergono divisioni fra Paesi ricchi e in via di sviluppo; differenze fra le proposte dei tagli sulle emissioni di anidride carbonica; accuse sull’uso e l’entità dei finanziamenti. Secondo alcuni scienziati questo decennio è il più caldo dal 1850, ma rimangono le accuse di manipolazione sui dati.” (Asia News)
A guardare distrattamente dall’esterno il summit di Copenhagen sul clima si ha la sensazione che sia un circo in cui tutti cercano visibilità a buon mercato. A guardare dall’interno e attentamente lo stesso summit si ha invece la certezza di trovarsi di fronte al vuoto più assoluto.

Monday, November 16th, 2009

Addio accordo globale sul clima…

Il dibattito sui grandi temi economici si è visto rubare la ribalta al vertice APEC di Singapore da altri temi di attualità: una riunione a sorpresa sul clima ha sepolto la speranza di un accordo globale a Copenaghen, un incontro bilaterale tra il presidente americano Barack Obama e il presidente russo Dmitri Medvedev si è concluso con la minaccia di sanzioni per l’Iran, un vertice tra Obama e i dieci leader dell’Asean ha visto una richiesta diretta del presidente Usa alle autorità birmane di liberare subito la Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi. Mentre ai lavori ufficiali dell’APEC, dedicati allo sviluppo economico, il presidente Obama ammoniva i paesi asiatici che occorre trovare nuovi modelli di sviluppo economico per evitare nuovi cicli di recessione, le cose più interessanti avvenivano ai margini dove Usa e Cina si scontravano sul testo della dichiarazione finale a causa di riferimenti sgraditi al ‘protezionismo’ e alla necessità di adeguare lo yuan al valore di mercato.

La giornata dell’APEC è cominciata a Singapore con una prima sorpresa: il premier danese Lars Lokke Rasmussen ha fatto una apparizione fuori programma per proporre ai leader dell’APEC, in un breakfast di lavoro con la partecipazione anche di Obama e del presidente cinese Hi Jintao, di giungere ad un accordo sul clima in due fasi: un accordo politico (da sottoscrivere a Copenaghen) e un’intesa legalmente vincolante (in colloqui successivi). Un modo per impedire che la conferenza di Copenaghen si concluda con un fallimento. La proposta ha ricevuto il sostegno di Obama e di gran parte degli altri 21 leader: una soluzione che, prendendo atto realisticamente della impossibilità di raggiungere accordi vincolanti in Danimarca, può consentire di evitare l’immagine di un totale insuccesso.

Intanto nell’incontro tra Obama e Medvedev, in margine all’Apec, i due leader concordavano sul fatto che “il tempo sta per scadere” per la fase del dialogo con l’Iran. “Purtroppo l’Iran non ha ancora accettato un approccio giudicato da tutti creativo e costruttivo”, ha detto Obama. E Medvedev ha affermato che l’Iran rischia nuove sanzioni se non si constaterà alcun progresso rispetto al suo controverso programma nucleare. I due leader hanno poi confermato la speranza realistica di riuscire a firmare un nuovo accordo sulla riduzione degli armamenti nucleari “entro la fine dell’annò” in vista della scadenza dello START-1 il 5 dicembre prossimo. A Singapore Obama ha partecipato inoltre ad un inedito incontro con i leader dell’ASEAN, i dieci paesi del sud-est asiatico, che comprende anche la Birmania. E ha usato l’occasione per chiedere al premier birmano Thein Sein la liberazione immediata della Nobel per la Pace Suu Kyi e degli altri prigionieri politici. In margine alla conferenza economica si è anche scatenato un braccio di ferro tra Usa e Cina sul contenuto del comunicato finale. Una bozza iniziale vedeva i 21 membri dell’Apec “respingere in modo attivo le misure protezioniste” e affermare la necessità di mantenere “tassi di cambio orientati ai valori di mercato”. Gli Usa sono infatti sul banco degli imputati per il protezionismo mentre Washington chiede alla Cina un tasso di cambio dello yuan più rispondente alla situazione del mercato. Oggi Obama ha ammonito che occorre trovare modelli di crescita più equilibrati e sostenibili se si vuole evitare il rischio di ripiombare in nuove crisi economiche. “Per decenni gli Stati Uniti sono stati un grande consumatore di beni prodotti in questa regione - ha detto ancora Obama - Abbiamo mantenuto uno dei programmi più aperti del mondo e questa apertura ha contribuito al successo di molti paesi di questa regione”. Ma adesso le cose devono cambiare. Dopo Singapore, la Cina è la prossima e terza attesa tappa del tour in Asia di Obama: vi resterà per tre giorni, con una lunga serie di incontri ed una agenda molto ampia. (fonte Ansa)

Monday, October 5th, 2009

Due mesi esatti a Copenhagen…

Mancano esattamente due mesi all’evento di Copenhagen e le aspettative crescono anche se in un contesto di crescente incertezza e difficoltà nel contempererare tutte le innumerevoli, e spesso inconciliabili, istanze. Intanto le multinazionali volenterose continuano la loro marcia verso il Baltico http://www.letthecleaneconomybegin.org/

Tuesday, September 22nd, 2009

Si va verso l’autunno ma la temperatura cresce…

Prende il via a New York la conferenza mondiale sui cambiamenti climatici. L’obiettivo e’ quello di rilanciare i negoziati in vista del vertice di Copenaghen. La conferenza si svolge a margine dell’Assemblea generale dell’Onu con la partecipazione di oltre 120 capi di stato e di governo. Nonostante sia autunno, è proprio vero che il clima è sempre più caldo…

 

Monday, August 3rd, 2009

Quando l’etica è fumosa… L’annuncio degli annunci: o la va o la spacca?

Ebbene, Obama ha tirato fuori dal cilindro l’ultimo degli annunci, che gli ha anche consentito di barattare con il Congresso la riforma sanitaria. Ora gli Stati Uniti, che hanno un debito potenziale di cui è quasi impossibile percepire le dimensioni reali, scommettono tutto sulla ripresa alle porte. Questa, dopo i numerosi richiami ad una non ben definita etica, è l’ultima carta di Obama, questa è l’ultima carta dell’economia mondiale che guarda con terrore alla ripartenza d’autunno… E il clima purtroppo appare l’ultimo dei problemi reali…