Monday, June 14th, 2010

Clean Politic…

Il fatto che ci siano 4 mila iscritti alla massoneria che sono tesserati del Pd e’ “una forzatura poetica di un grande giornalista”, (Alberto Statera di Repubblica n.d.r) “noi non facciamo censimenti: sicuramente si puo’ dire che ci sono personaggi che si muovono tanto a destra quanto a sinistra”. Lo ha detto il gran maestro del Grande Oriente d’Italia, Gustavo Raffi, intervistato da Lucia Annunziata a ‘In mezz’ora’. della Loggia di palazzo Giustiniani Riferendosi alla vicenda che ha coinvolto un dirigente locale del Pd e che ha portato alla decisione del partito di sospendere temporaneamente i massoni, Raffi ha spiegato che “potrebbero essere di piu’ o di meno, ma un’affermazione del genere presuppone a monte un censimento che noi non facciamo e non abbiamo mai fatto. Stesso discorso delle probabilita’ - ha continuato - vale per il Pdl”. (AGI)

Tuesday, April 20th, 2010

Bubble monitor: Clean Economy informa sulle aspettative di escalation inflazionistica

Prende il via da oggi ogni martedì la nuova rubrica settimanale BUBBLE MONITOR che ha lo scopo di informare sulle effettive aspettative di escalation inflazionistica a livello mondiale.
Sulla base degli elementi raccolti da Clean Economy, infatti, risulta ormai evidente che il sistema finanziario globale non è tecnicamente in grado di riassorbire la crisi che sta continuando a essere caratterizzata da nuove fasi (Subprime, Lehman, fondi sovrani, debiti pubblici ecc.) o nuove crisi/recessioni che di dir si voglia, a seconda dei punti di vista degli economisti.
In tal senso Clean Economy prevede con ragionevole certezza che il sistema non potrà reggere con gli attuali equilibri oltre l’estate 2011. In altre parole è inevitabile, tra le altre conseguenze, che entro quel periodo si inneschi una spirale inflazionistica diffusa a fronte di un sistema finanziario non più regolato e da liquidità, sotto varie forme, non più controllata.
Ogni settimana quindi Clean Economy aggiornerà sul fatto per cui la scadenza dell’estate 2011 per questi eventi sia coerente, oppure da anticipare oppure da considerare posticipata.
Restate sintonizzati su Clean Economy, ogni martedì e non solo!
Clean Economy (R)

Thursday, April 15th, 2010

La Bad Economy minaccia il mondo? Una interpretazione, molti fatti…

La pedofilia è un grave scandalo. Che riguardi poi dei sacerdoti cattolici è uno scandalo ancor maggiore. Soprattutto, per un cattolico devoto, è un dolore simile a pochi altri. È inoltre anche un bene che gli scandali vengano alla luce. È infatti ancora peggio un cancro che divori nel silenzio non solo le anime, ma che pian piano inquini e distrugga dall’interno tutta la struttura dei rapporti dentro la Chiesa. Chi volesse poi cercare un mezzo per attaccare la Chiesa Cattolica non potrebbe trovare pretesto migliore e s’è visto in questi giorni con gli attacchi davvero gratuiti al Papa, culminati il 25 marzo con le evidenti faziosità di un articolo a firma di Laurie Goodstein del New York Times. Così, con un chiaro paradosso, proprio il papa Benedetto XVI, che in tempi recenti ha ripetutamente chiesto di non applicare alcuna tolleranza in tali casi, è stato preso di mira più di altri mai prima. Per precisare e definire gli esatti ruoli e confutare le accuse al Papa già ne hanno scritto in merito vari organi vaticani. Anche il Wall Street Journal ha pubblicato il 6 aprile scorso un editoriale che contestava punto per punto la diffamazione contro il Papa contenuta nell’articolo del New York Times. Eppure, al di là delle calunnie, ci sono delle coincidenze che disturbano. Una prima coincidenza è che le numerose accuse (alcune risalenti anche a quarant’anni fa) sono spuntate tutte insieme, all’improvviso, come funghi, un po’ dappertutto in vari Paesi del mondo. È già una concomitanza singolare, ma altre, forse più complesse, formano un quadro un po’ inquietante.

L’anti-cattolicesimo del New York Times
A distinguersi negli attacchi al papa è proprio Laurie Goodstein, capo redattrice per le questioni religiose del NYT, nota per uno specifico e particolare livore anti-cattolico, come lo scorso anno aveva ben sintetizzato l’arcivescovo di New York, mons. Timothy M. Dolan in un articolo dal significativo titolo “Anti Cattolicesimo” sul sito ufficiale della diocesi, che il NYT si è rifiutato di pubblicare. Tale “preferenza” per gli scandali nel mondo cattolico è evidente anche da un altro lato: il NYT (al pari di altri quotidiani americani) si è rifiutato di riferire con la stessa ampiezza altri scandali di pedofilia, riguardanti ad esempio Yehuda Kolko, docente alla Yeshiva Torah Temimah di Brooklyn. Allo stesso modo il NYT non ha sentito il bisogno di riferire che Dov Hikind, fanatico dell’ estrema destra sionista si è rifiutato di testimoniare in tribunale in merito alle migliaia di testimonianze raccolte in breve tempo dopo un programma alla radio su recentissimi scandali di pedofilia ed incesto interni alle comunità ebraiche di New York, (in particolare quelle degli haredim). Eppure la notizia c’era: a chiedergli di riportare la sua testimonianza era stato l’avvocato Dowd, noto in tutti gli USA per le sua celebri cause collettive che hanno portato sul lastrico non poche comunità religiose e diocesi cattoliche americane. Un’altra coincidenza è che, mentre in mancanza di meglio vengono riesumate vicende di quaranta anni fa che riguardano sacerdoti cattolici, passano invece sotto silenzio altre ben più recenti e gravi vicende di pedofilia (particolarmente significativa la vicenda – su cui Tony Blair ha imposto il segreto di Stato per i prossimi cento anni – riguardanti, una ragazza scozzese, Hollie Greig, e che nel 2003 vedeva coinvolti, tra gli altri il segretario generale della NATO, Lord Robertson e Gordon Brown, allora ministro del Tesoro ed oggi Primo Ministro).

Preparare un attacco all’Iran
Tuttavia, non è inquietante che il NYT applichi due pesi e due misure perché ormai sono rimasti in pochi a ritenerlo autorevole. Non è significativa nemmeno l’ipocrisia britannica sulle vicende sporche di casa propria: è la consuetudine. Molto più inquietante è invece un’altra coincidenza. Il giorno stesso dell’articolo della Goodstein, l’agenzia Reuters raccoglieva a Gerusalemme la notizia, pubblicata il giorno successivo, il 26/3/2010, e ripresa dal Washington Post, rapidamente scomparsa dalla stampa “indipendente” anglo-americana e di quasi tutto il resto del mondo: la possibilità che Israele impieghi bombe nucleari tattiche in un attacco preventivo contro l’Iran.  Questa notizia è strettamente collegata ad un’altra, brevemente apparsa un paio di settimane prima e anch’essa poi rapidamente scomparsa dalla stampa “indipendente”: per ordine di Barack Obama una spedizione di speciali bombe ad altissimo potenziale (da impiegare in un attacco all’Iran per far esplodere i rifugi sotterranei) è stata dirottata da Israele, dove era originariamente diretta, alla base militare USA di Diego Garcia nell’Oceano Indiano. Situata 1000 miglia a sud dell’India, al largo tra le isole Mauritius ed il Golfo Persico, Diego Garcia è la base ideale per lanciare un attacco aereo all’Iran. Secondo un esperto, già ora i bombardieri americani sono pronti a colpire 10mila obbiettivi in Iran in poche ore, distruggendo totalmente il Paese. Quando sarà completata la consegna (logisticamente è presumibile in circa uno, due mesi) il dispositivo d’attacco sarà completamente in opera ed il lancio di un’operazione militare potrebbe perciò essere ordinato in qualsiasi momento. In altri termini gli USA vogliono mantenere in proprio pugno tutte le opzioni, mentre Israele vuol premere l’acceleratore e minaccia di usare le proprie armi nucleari tattiche, se gli USA non si decidono a fare quanto Israele desidera. Il 9 aprile la Russia e gli USA hanno firmato un accordo in un cui s’impegnano a non usare armi atomiche contro i Paesi che hanno firmato i trattati di non proliferazione nucleare (e questo lascia fuori l’Iran e la Corea del Nord, ma, di rigore, anche Israele, di cui però non si dice). Sempre di questi giorni è la notizia che Obama e Sarkozy si stanno adoperando per formare un consenso internazionale a nuove sanzioni contro l’Iran entro poche settimane, forse già nei prossimi giorni. È dunque chiaro che dalle sanzioni si potrebbe passare ben presto ad un attacco catastrofico contro l’Iran. Eppure l’Iran non è il solo Paese che potrebbe aver violato gli accordi di non proliferazione nucleare. Ad esempio Israele, in barba a tutti i trattati, dispone di ben 200 /400testate atomiche. Anzi ne minaccia l’impiego (sebbene facendo riferimento ad armi nucleari tattiche”, come se ciò fosse meno inquietante). Il punto, come è noto, riguarda il fatto che l’Iran starebbe (forse) per dotarsi di alcuni, pochi, ordigni nucleari. Il forse, in questo caso è d’obbligo perché di prove certe non ne sono state fornite. Il condizionale è pure d’obbligo dopo che il mondo ha potuto constatare che valore possono avere le informative provenienti dai vari servizi segreti. Si disse che l’Iraq di Saddam Hussein disponeva di armi di distruzione di massa. L’Iraq è stato invaso, circa 1,3 milioni di iracheni sono morti, eppure le armi di distruzione di massa non sono state trovate. Di fronte a certe asserzioni, una qualche perplessità è comprensibile, senza per questo voler assolvere né Saddam Hussein, né il regime iraniano. Tale perplessità viene però spesso tacciata di fiancheggiamento del terrorismo islamista e magari di antisemitismo in senso lato (laddove ad esempio questo termine viene esteso a chiunque critichi la politica del governo d’Israele). Il punto è che se le sanzioni sono il preludio ad un attacco contro l’Iran, forse non a tutti è chiaro che una distruzione dell’Iran, magari con l’uso di armi nucleari tattiche, potrebbe innescare la III Guerra mondiale. Circa 10 mila cittadini russi operano nelle vicinanze delle centrali nucleari iraniane per la produzione di energia elettrica ed è noto che la Cina ha stretto buoni rapporti con l’Iran. Certo il regime iraniano è inquietante, a dir poco, ma è davvero poco credibile che per bloccare il possibile approntamento di alcuni ordigni nucleari, che vanno ad aggiungersi ai tantissimi già stoccati negli arsenali di tutto il mondo, si rischi d’innescare un conflitto mondiale di proporzioni inimmaginabili.

Il grande fallimento economico
La questione forse è un’altra: la guerra dovrebbe servire a nascondere un grande fallimento economico. Ci attendono infatti nuove ondate di insolvenze nei mutui e nei titoli finanziari “tossici”. Sta per venire alla luce l’insolvenza sui mercati “fisici” dell’oro e di altre materie prime, una frode gigantesca con al centro HSBC, Goldman Sachs e JPMorgan-Chase, al cui paragone quella di Madoff parrà il furtarello delle merendine tra alunni delle scuole elementari. Guarda caso proprio nello stesso periodo, in cui fu tacitato lo scandalo nelle alte sfere britanniche, sempre Gordon Brown vendette (o svendette ? ) le riserve auree britanniche. Soprattutto, il debito pubblico in molti Paesi del mondo ha raggiunto proporzioni non solo non più gestibili, ma che nemmeno più si possono nascondere o procrastinare in un lontano futuro, perché il futuro è arrivato, è ora. Secondo la Banca dei regolamenti Internazionali (BRI) - non secondo AsiaNews o qualche blogger un po’ estremo o lunatico - il debito pubblico USA è destinato a toccare il 400 % del PIL. Diviene necessario mettere la sordina alle truffe gigantesche sulle vendite allo scoperto sui mercati fisici di Londra e New York di metalli preziosi, che ora ed altri non sono in grado di onorare. Soprattutto il sistema-potere che controlla il circuito dei grandi mezzi di comunicazione deve giustificare la prossima inevitabile ed ormai certa insolvenza della Federal Reserve e del Tesoro degli Stati Uniti. Come insegna la storia, non da ultimo la guerra delle Falklands da parte della giunta argentina in piena bancarotta, una guerra (o in certi altri casi, vedi la Jugoslavia, una guerra civile) ha il “pregio” di coprire tutto con l’iperinflazione. È una soluzione semplice e geniale, ben collaudata da millenni. In questo contesto, chi potrebbe avere qualcosa da ridire? La Chiesa Cattolica ed il Papa. Per questo, occorreva ed occorre colpirne l’autorità morale ad ogni costo. Ma forse questa è solo una coincidenza.
Fonte: AsiaNews - M. Orlando
Clean Economy

 

 

Friday, April 9th, 2010

Abbiamo scelto per voi… il sito Green Economy della settimana

Prende il via da oggi e proseguirà ogni venerdì la nuova rubrica settimanale “Abbiamo scelto per voi… il sito Green Economy della settimana”. A venerdì prossimo quindi. Buona navigazione!
Clean Economy (R)

Friday, March 26th, 2010

La Clean Economy? Stiamo tornando alla fine degli anni ‘80

”Ci sono sicuramente una serie di settori che stanno peggio di quello agricolo - ha detto Fratta Pasini del banco Popolare -, l’agricoltura aveva fatto uso meno di altri di questi comparti di questi strumenti per crescere, tanto che i nostri imprenditori hanno delle aziende che hanno come prospettiva una riduzione del fatturato del 20%-30% che e’ percepita come strutturale”. Insomma, per Fratta Pasini, la crisi morde ma meno nel settore agricolo. ”Ha effetti devastanti - ha detto - quando c’e’ la perdita del posto del lavoro perche’ getta nell’indigenza”.
Per quanto poi riguarda il rapporto tra la banca e il cliente, il banchiere ha detto che ”ci sono stati processi aggregativi, che hanno concentrato il processo decisionale, della banca, che invece deve essere messo piu’ vicino al cliente. Le banche devono fare un grande sforzo per sapere avvicinarsi di piu’ sui territori, sulle filiali, ai clienti perche’ si capiscono le cose andando nelle case degli imprenditori.
Abbiamo tantissima strada da fare, il rapporto banca-cliente non e’ semplice, e’ diventato un po’ complesso, ha dei meccanismi quantitativi”.
”Per il 2010 dobbiamo autoconvincersi che dobbiamo avere fiducia, anche se gli elementi che vediamo ci danno piu’ preoccupazione: dobbiamo pero’ ricordare che la fnanza nel nostro paese ha dimostrato di essere ‘decorosamente condotta’. I problemi ci sono. la Traversata dentro la crisi non e’ ancora conclusa. Abbiamo assolutamete bisogno che l’economia riprenda”.
Quindi la Clean Economy, ovvero la chimera attesa che dovrebbe ristabilire un sistema ragionevole di mercato, approda lentamente verso volumi e dimensioni che erano proprie degli anni ‘90 e, probabilmente, della fine degli anni ‘80. Questa non è una previsione ma una ragionevole certezza con la quale ancora non stiamo facendo i conti.
Clean Economy (R)
Segnalazioni: ossido di ferro in sviluppo, ne danno notizia miniere come AGALTECA e GOLDALKE che operano in Honduras (i referenti sono la famiglia Franco Colaiacovo)

Thursday, March 25th, 2010

Per chi suona la campana?

E’ la resa dei conti… Prima l’Est in default potenziale (sostanziale), poi i PIGS in default potenziale (sostanziale). A questo punto chi non serve muoia. Questo si profila all’orizzonte di un’Europa in cui il “si salvi chi può” serpeggia ormai da tempo. I tedeschi sono sullo scranno e dirigono i giochi spalleggiati da un Sarkozy piccolo piccolo. Purché non accada che qualche stato minore non decida che sia il momento di fare come Sansone con i Filistei!
Clean Economy (R)

Thursday, March 11th, 2010

Volevano essere magnifici: Case 18 /fine

Prosegue il cammino di presentazione di chi ci crede e ci ha creduto (nella Clean Economy intendiamo). Buona lettura.

http://www.letthecleaneconomybegin.org/#ClimateChangeandBusinessCaseStudies18

Thursday, March 4th, 2010

Volevano essere magnifici: Case 17

Prosegue il cammino di presentazione di chi ci crede e ci ha creduto (nella Clean Economy intendiamo). Buona lettura.

http://www.letthecleaneconomybegin.org/#ClimateChangeandBusinessCaseStudies17

Monday, March 1st, 2010

Sputare (criminalmente) nel piatto in cui si mangia

La dissoluzione dell’area euro non e’ una ipotesi da considerare irrealistica o ridicola. E’ quanto afferma il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, in una intervista al giornale tedesco Handelsblatt sottolineando che ”non ritengo sia una idea assurda” l’ipotesi che i problemi della Grecia possano pregiudicare l’esistente dell’Eurozona. Juncker ha detto di ”non credere che le differenze di competitivita’ nell’area euro conducano automaticamente a una debolezza dell’euro. Anche nell’area del dollaro ci sono tali differenze. Il problema e’ che le divergenze stanno tendendo ad ampliarsi”. fonte asca
La Clean Economy con questa gente rimane un miraggio.

Thursday, February 25th, 2010

Volevano essere magnifici: Case 16

Prosegue il cammino di presentazione di chi ci crede e ci ha creduto (nella Clean Economy intendiamo). Buona lettura.

http://www.letthecleaneconomybegin.org/#ClimateChangeandBusinessCaseStudies16

Thursday, February 18th, 2010

Volevano essere magnifici: Case 15

Prosegue il cammino di presentazione di chi ci crede e ci ha creduto (nella Clean Economy intendiamo). Buona lettura.

http://www.letthecleaneconomybegin.org/#ClimateChangeandBusinessCaseStudies15

Thursday, February 11th, 2010

Volevano essere magnifici: Case 14

Prosegue il cammino di presentazione di chi ci crede e ci ha creduto (nella Clean Economy intendiamo). Buona lettura.

http://www.letthecleaneconomybegin.org/#ClimateChangeandBusinessCaseStudies14