E’ proprio strano questo modo di fare: le bombe antiuomo non si devono bandire, gli aiuti contro la fame nel mondo vanno evitati, gli interventi sul clima staremo a vedere. Questo è il modo di agire del Premio Nobel per la Pace Barack Obama, uomo del partito di Al Gore, paladino del Clima ecc. ecc. L’importante è non fare i creduloni pensando che a Copenhagen ci sarà un risultato concreto e misurabile dal giorno dopo.
November, 2009
Perché ci preoccupiamo tanto della Co2? Siamo sicuri che lo facciamo per il caro vecchio buco dell’Ozono? Purtroppo, se pensiamo a come il Co2 condizioni lo sviluppo e il mercato in certi settori industriali, dobbiamo forse pensare che è solo un meccanismo per impedire ai paesi emergenti di insidiare l’Occidente…
Chi glielo va a dire a Malthus? Sì, che sulla terra c’è spazio per tutti. Così Mons. Marchetto, una sorta di ministro del Vaticano per i migranti. Nessuno vuole dire che Malthus si sbagliava, ma se guardiamo allo spreco di risorse degli ultimi dieci ai budget degli armamenti, qualche sospetto può venire…
Prosegue il cammino di presentazione di chi ci crede e ci ha creduto (nella Clean Economy intendiamo). Buona lettura. http://www.letthecleaneconomybegin.org/#ClimateChangeandBusinessCaseStudies2
Il processo sostenibile di Goldlake inizia con l’estrazione di terreno ricco di minerali, da due trincee di 2,5 metri, che sono poi trasportate al centro operativo da un camion che può contenere fino a 23 metri cubi di minerali alluvionali. Al centro, i materiali sono posti nella prima tramoggia e portati da un nastro trasportatore ad un raccordo vibrante. Qui, solamente attraverso la pressione dell’acqua, ha inizio la fase di lavaggio.
I materiali sono poi convogliati ad un cilindro rotante, il cui movimento, assieme all’uso dell’acqua, separa i minerali alluvionali più piccoli – ma di almeno 16 mm - i quali vengono donati alle comunità locali per essere utilizzati in lavori pubblici ed infrastrutture.
Siamo un coacervo di contraddizioni. Per noi l’inquinamento è il Co2, niente di più innocuo secondo i testi di chimica scritti fino a pochi anni fa. Per noi altri inquinanti non esistono o comunque su quelli non si discute più di tanto.
Piero Morandini, docente di Biotecnologie vegetali industriali all’Università di Milano, e Ingo Potrykus, Presidente del comitato “Humanitarian Golden Rice” e professore emerito in Scienze vegetali dell’Istituto Svizzero Federale di Tecnologia, ci mettono in guardia: la corsa agli OGM (così genericamente definiti, anche se ci sono molti distinguo da fare), specie in Africa solo apparentemente, o in parte, è un sicuro bene. Infatti il rischio è che si vada verso processi incontrollati. Insomma: avanti adagio e, soprattutto, lasciamo l’Africa agli Africani.
Con questa settimana il giovedì diamo inizio alla presentazione dei diciotto soggetti che almeno ci hanno provato. Nel senso che hanno creduto che ci fosse un percorso sostenibile da perseguire e una Clean Economy da difendere sotto la bandiera “Let the Clean Economy Begin”. Anche se non sono nostri sponsor, vogliamo comunque celebrarli, se non altro per dimostrare che Kyoto e quanto gira intorno a questa pagina storica dell’umanità, qualcosa poteva significare e ha significato e che qualcuno, nonostante i recenti passi indietro del G2, ancora ci crede. L’appuntamento tutti i giovedi.
CASE 1: http://www.letthecleaneconomybegin.org/#ClimateChangeandBusinessCaseStudies
Altrettanto innovativa è la collaborazione di Goldlake con produttori artigianali locali, che fornisce un terzo della produzione usando metodi tradizionali, ecocompatibili e privi di mercurio. Complessivamente si tratta di una catena di custodia assolutamente tracciabile dalla miniera al mercato.
“Senza gli sforzi congiunti di Stati Uniti e Cina, i due maggiori consumatori e produttori di energia, non può essere raggiunta una soluzione al problema del riscaldamento del pianeta. Non vogliamo un accordo parziale o una semplice dichiarazione politica ma piuttosto un accordo che copra tutti i punti dei negoziati e che possa avere effetti immediati”. Avete letto bene, lo ha detto Obama dopo aver affossato poche ore prima Copenhagen. A questo punto piuttosto che prendersela, meglio passare da cretini.
Il dibattito sui grandi temi economici si è visto rubare la ribalta al vertice APEC di Singapore da altri temi di attualità: una riunione a sorpresa sul clima ha sepolto la speranza di un accordo globale a Copenaghen, un incontro bilaterale tra il presidente americano Barack Obama e il presidente russo Dmitri Medvedev si è concluso con la minaccia di sanzioni per l’Iran, un vertice tra Obama e i dieci leader dell’Asean ha visto una richiesta diretta del presidente Usa alle autorità birmane di liberare subito la Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi. Mentre ai lavori ufficiali dell’APEC, dedicati allo sviluppo economico, il presidente Obama ammoniva i paesi asiatici che occorre trovare nuovi modelli di sviluppo economico per evitare nuovi cicli di recessione, le cose più interessanti avvenivano ai margini dove Usa e Cina si scontravano sul testo della dichiarazione finale a causa di riferimenti sgraditi al ‘protezionismo’ e alla necessità di adeguare lo yuan al valore di mercato.
La giornata dell’APEC è cominciata a Singapore con una prima sorpresa: il premier danese Lars Lokke Rasmussen ha fatto una apparizione fuori programma per proporre ai leader dell’APEC, in un breakfast di lavoro con la partecipazione anche di Obama e del presidente cinese Hi Jintao, di giungere ad un accordo sul clima in due fasi: un accordo politico (da sottoscrivere a Copenaghen) e un’intesa legalmente vincolante (in colloqui successivi). Un modo per impedire che la conferenza di Copenaghen si concluda con un fallimento. La proposta ha ricevuto il sostegno di Obama e di gran parte degli altri 21 leader: una soluzione che, prendendo atto realisticamente della impossibilità di raggiungere accordi vincolanti in Danimarca, può consentire di evitare l’immagine di un totale insuccesso.
Intanto nell’incontro tra Obama e Medvedev, in margine all’Apec, i due leader concordavano sul fatto che “il tempo sta per scadere” per la fase del dialogo con l’Iran. “Purtroppo l’Iran non ha ancora accettato un approccio giudicato da tutti creativo e costruttivo”, ha detto Obama. E Medvedev ha affermato che l’Iran rischia nuove sanzioni se non si constaterà alcun progresso rispetto al suo controverso programma nucleare. I due leader hanno poi confermato la speranza realistica di riuscire a firmare un nuovo accordo sulla riduzione degli armamenti nucleari “entro la fine dell’annò” in vista della scadenza dello START-1 il 5 dicembre prossimo. A Singapore Obama ha partecipato inoltre ad un inedito incontro con i leader dell’ASEAN, i dieci paesi del sud-est asiatico, che comprende anche la Birmania. E ha usato l’occasione per chiedere al premier birmano Thein Sein la liberazione immediata della Nobel per la Pace Suu Kyi e degli altri prigionieri politici. In margine alla conferenza economica si è anche scatenato un braccio di ferro tra Usa e Cina sul contenuto del comunicato finale. Una bozza iniziale vedeva i 21 membri dell’Apec “respingere in modo attivo le misure protezioniste” e affermare la necessità di mantenere “tassi di cambio orientati ai valori di mercato”. Gli Usa sono infatti sul banco degli imputati per il protezionismo mentre Washington chiede alla Cina un tasso di cambio dello yuan più rispondente alla situazione del mercato. Oggi Obama ha ammonito che occorre trovare modelli di crescita più equilibrati e sostenibili se si vuole evitare il rischio di ripiombare in nuove crisi economiche. “Per decenni gli Stati Uniti sono stati un grande consumatore di beni prodotti in questa regione - ha detto ancora Obama - Abbiamo mantenuto uno dei programmi più aperti del mondo e questa apertura ha contribuito al successo di molti paesi di questa regione”. Ma adesso le cose devono cambiare. Dopo Singapore, la Cina è la prossima e terza attesa tappa del tour in Asia di Obama: vi resterà per tre giorni, con una lunga serie di incontri ed una agenda molto ampia. (fonte Ansa)
La ripresa che tutti attendiamo e che troppi già proclamano non annuncia niente di buono per il futuro del pianeta: questa crisi infatti sta limitando lo sviluppo incontrollato che ha portato la terra sull’orlo del collasso, pericolo che la ripresa può riattivare.



