Che Obama sia in crisi di consensi è noto. Che gli annunci nei suoi primi sei mesi di mandato si siano sprecati è altrettanto notorio. Che gli annunci disponibili comincino a scarseggiare è inevitabilimente probabile. Ebbene, ecco forse uno degli ultimi annunci: un G2 per l’ambiente insieme alla Cina. Concettualmente non fa una piega dato che sono due giganti. Sostanzialmente, però, permettete che ci sia qualche perplessità: basta guardare al curriculum di ciascuno dei due Paesi e alla loro notoria avversione per Kyoto e dintorni…
July, 2009
Ma noi ricchi siamo proprio così buoni, lungimiranti, amanti dell’ambiente e dei buoni principi? Anche se la storia degli ultimi anni non lo dimostra, cerchiamo comunque di darci un tono, o meglio, quali doppi fini abbiamo che guidano la nostra condotta? Comunque, i paesi ricchi dovrebbero immediatamente destinare ai paesi più poveri miliardi di dollari in aiuti allo sviluppo, ottenendo così la loro fiducia in vista del summit globale sul clima che si terrà a Copenhagen in dicembre. Lo si legge nella bozza di un rapporto Ue. I paesi dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, si legge ancora nel documento, dovrebbero inoltre tener fede agli impegni presi per quanto riguarda gli aiuti, il che li porterebbe a circa 280 miliardi di dollari all’anno - il doppio rispetto ad ora - entro il 2015. Le raccomandazioni sono contenute nella bozza di un rapporto preparato dalla Commissione Europea e dalla Svezia, presidente di turno dei 27, che ha convocato i ministri in una località turistica montana svedese in vista del summit di dicembre. Le probabilità che a Copenhagen si giunga a un accordo, dopo le dichiarazioni di impegno di Usa e Cina, appaiono concrete. L’Ue, però, è preoccupata che l’accordo sfumi a causa della mancanza di fiducia dei paesi poveri in quelli industrializzati, considerati colpevoli di aver determinato i cambiamenti climatici. Secondo il rapporto svedese, aumentare il contribuito agli “adaptation funding” da qui al 2012 potrebbe contribuire significativamente a instaurare un legame di fiducia con i paesi meno sviluppati. “E’ auspicabile un impegno specifico dell’Ue prima di Copenhagen”, si legge nella bozza, che verrà ultimata nelle prossime settimane. (fonte yahoo)

Bernanke, Draghi e alti esponenti delle principali economie mondiali concordano definitivamente ed inequivocabilmente sull’alba delle ripresa (con gli effetti collaterali della dissocupazione e del debito, principalmente). L’opinione pubblica mondiale non può che essere felice di questo e attendere segnali più evidenti di questa tendenza.
Un solo dubbio serpeggia tra la gente: se non ci hanno avvertito per tempo del crollo dello scorso anno causato dalla Bad Economy, perché dovremmo credere a questa nuova analisi? Nello spirito positivo della Clean Economy l’unico motivo per cui valga la pena crederci, è che non vale la pena credere che non sia vero!
L’eco-poliziotto, ovvero il responsabile del rispetto delle norme per la tutela dell’ambiente, fa la sua comparsa in Arabia Saudita . E’ quanto ha annunciato PME la presidenza per la Metereologia e l’Ambiente. La notizia è apparsa sul sito web ‘Arab news’. Diciamo che è una buona notizia, tutto sta a capire su cosa vigileranno, micro criminalità o grandi abusi?
Un minuto e mezzo. Tanto è bastato a verificare, sabato pomeriggio scorso, che la notizia delle suore fermate e multate in autostrada mentre si precipitavano a 180 chilometri all’ora ad Aosta per sincerarsi dello stato di salute del Papa era una notizia ancora senza riscontro*. Eppure la maggior parte dei media italiani e alcuni stranieri ci si sono buttati a pesce quasi a testimoniare la prassi che ciò che conta è come sta in pagina la notizia e non tanto che la notizia sia vera. Altra notizia: quella di M.C., sacerdote 41enne di Milano, originario di Bologna, fermato sull’autostrada Milano- Torino e risultato positivo all’alcol- test, è una notizia che il mese scorso ha avuto rilievo (il prete si sarebbe giustificato dicendo «Ho celebrato quattro messe in un giorno»). Ma pure questa è risultata in seguito di difficile verifica, sia attraverso il controllo presso le forze dell’ordine, sia per voce della diocesi di Milano, che tramite l’Ufficio comunicazioni sociali fa sapere che «non esiste alcun prete con quelle iniziali, nato a Bologna in quegli anni».
Comun denominatore delle due vicende, battute da autorevoli agenzie di stampa e riprese dagli altri media, è la coppia di avvocati che si sarebbe occupata di entrambe.
Sentita da Avvenire in merito all’ultima vicenda una dei due avvocati asserisce di «non avere in mano documenti o il verbale di accertamento della Polizia» e che il suo interessamento al caso, insieme al collega, sarebbe scaturito da una telefonata della suora. Non è la prima volta che i due legali romani comunicano agli organi di stampa notizie su religiosi, che dicono di difendere. Il 15 luglio, sempre in agenzia di stampa, è balzata la vicenda di una novizia “punita” per la scelta di prendere i voti dall’ex fidanzato, che ne avrebbe pubblicato su Facebook le foto in topless scattate prima della vocazione (anche in questo caso senza più elementi di alcuna verificabilità). Insomma, per farla breve, tra media e avvocati (almeno questi, tra i 200mila in Italia, contro la metà o meno del resto dei grandi Paesi industrializzati) deve nascere una Clean Economy. Ad oggi la sensazione è che lo scambio di informazioni (solo informazioni, speriamo…) sia molto BAD e se lo è per sciocchezze come queste, pensiamo sui grandi temi e sulle grandi questioni e sui grandi interessi! Ai giornalisti colleghi la raccomandazione di fare tutti meglio il nostro lavoro, anche perché la mannaia che sta passando per le redazioni potrebbe appigliarsi a ogni cosa… (fonte Avvenire*)
Quante acque di zavorra ci sono nel mondo? E quante acque di zavorra ci sono in senso lato (depositi di scorie, ogm non controllati, fondi neri, riserve di armamenti ecc. ecc.). Andiamo per ordine. Specie marine infestanti che procurano miliardi di danni al pescato, alle comunità costiere e alle infrastrutture si diffondono mentre i paesi marittimi mondiali continuano a trascurare con leggerezza di mettere in atto il trattato internazionale che prevede la necessità di gestire e trattare in modo efficace le acque di zavorra. Un nuovo rapporto diffuso oggi dal Wwf, “Invasione Silenziosa”, in coincidenza dell’incontro che si sta svolgendo in questi giorni a Londra dell’Imo (Organizzazione Marittima Internazionale) per prendere in considerazione gli aspetti ambientali della marina mercantile, descrive dettagliatamente 24 casi in cui specie marine infestanti sono state introdotte o diffuse, molto probabilmente, con lo scarico di merci dalle acque di zavorra, nei 5 anni durante i quali la Convention on the Control and Management of Ship’s Ballast Water and Sediments è stata ratificata solo da uno dei principali dieci stati marittimi mondiali. Lo studio del Wwf stima che siano circa 7000 le specie marine e costiere che ogni giorno attraversano gli oceani nascoste nelle acque di zavorra e che l’84% delle 232 ecoregioni marine (le aree più ricche di biodiversità identificate dal Wwf) sono contaminate da specie invasive. Il traffico marittimo internazionale è considerato il principale fattore delle vie di ingresso per molte specie aliene e rappresenta un’industria enorme che commercia oltre il 90% di tutti i beni che viaggiano tra un paese e l’altro. In questi anni, ad esempio, la specie medusa pettine del Nord America, detta anche cnetofora, che ha praticamente spazzato via le acciughe e gli stock di un piccolo pesce autoctono, la papalina (Sprattus sprattus balticus) nel Mar Nero negli anni ‘90 si è diffusa nel Mar Caspio, nel mare del Nord e nel Mar Baltico. Il granchio guantato cinese Eriocheir sinensis si è insediato su entrambe le sponde del nord Atlantico e si stima abbia causato danni di circa 80 milioni di euro solo in Germania sugli argini dei fiumi, sulla pesca e i sistemi acquatici. La maggiorparte degli organismi marini ‘clandestini’ muoiono durante il viaggio oppure non appena ’sbarcati’, ma le specie più resistenti che proliferano nei nuovi ambienti possono colpire la produttività della pesca e dell’acquacoltura, l’economia e la sopravvivenza delle comunità e il benessere dell’ambiente delle acque costiere e degli estuari. Si stima che fin dall’adozione della Convenzione nel 2004 e fino alla fine del 2009, le perdite economiche globali attribuite alla diffusione di specie marine aliene può aggirarsi ai 50 miliardi di dollari. Secondo il report del Wwf le acque non trattate comportano spese che equivalgono a costi diretti di circa 70 centesimi per tonnellata di acque non trattate - o 7 miliardi di dollari all’anno per i 10 miliardi di tonnellate di acque trasportate globalmente ogni anno. I costi si potrebbero abbattere a soli 4 centesimi per tonnellata di acque trattate seguendo i metodi indicati dalla Convenzione - meno del 6% dei costi annuali che si spendono per non aver ancora affrontato il problema. La Convenzione entra in vigore se viene ratificata da 30 stati che rappresentano il 35% del ‘tonnellaggio marittimo mercantile. Attualmente ci sono 18 stati che rappresentano 15.4% del tonnellaggio mondiale, con la Liberia come unico grande paese bandiera che ha ratificato. In ogni caso se solo il maggiore paese ‘mercantile’ come il Panama firmasse la Convenzione, con il suo 22.6% di traffico mondiale insieme ad altri 11 stati bandiera di qualunque dimensione, la Convenzione entrerebbe in atto. (apcom)
“L’energia elettrica nei Paesi del Nord Africa è disponibile a costi nettamente inferiori che in Italia”, ha dichiarato Giuseppe Colaiacovo a Panorama Economy. “Il 30% in meno di costi di energia sono un fattore competitivo facilmente comprensibile” ha proseguito. Facile capire allora dove si stanno per collocare le nuove direttrici di sviluppo a livello internazionale…
”La Cina oggi e’ la locomotiva mondiale dell’economia verde e questo e’ un dato di cui dobbiamo tener conto. Non basta semplicemente dire che la Cina e’ un paese che inquina e percio’ deve essere costretto a rispettare obblighi ambientali identici a quelli che hanno paesi ad esempio come Europa o Stati Uniti. Piu’ della meta’ della popolazione cinese non ha ancora accesso a elettricita’ e acqua e cio’ riguarda piu’ di tre quarti della popolazione indiana. Dunque non possiamo immaginare che per salvare il pianeta Cina e India precipitino nel sottosviluppo, ma dobbiamo aiutarli ad avere uno sviluppo sostenibile”. Lo ha detto il direttore generale del Ministero dell’Ambiente, Corrado Clini, a Venezia in occasione della tavola rotonda ”Italia-Cina: la Sfida dello sviluppo sostenibile”, svoltasi presso l’Hotel Hilton Molino Stucky, nell’ambito del summit dell’IPCC (organismo Onu sul cambiamento del clima che ha creato il Protocollo di Kyoto), che vede riuniti nella citta’ lagunare fino a domani oltre duecento scienziati impegnati nella preparazione del Quinto Rapporto sul Cambiamento climatico, il documento che entro il 2013 dovra’ fornire ai governi del mondo indicazioni scientifiche e valutazioni aggiornate sul ”climate change”. Nel corso dell’incontro pubblico e’ stato presentato il volume ”Sustainable Development and Environmental Management - Experiences and Case Studies”. Edito in inglese e cinese da Springer (Dordrecht, NL), e’ nato sulla scorta dell’esperienza, iniziata nel 2003 e tutt’ora in corso, di un programma di training sulle politiche ambientali e sugli strumenti per governarle, rivolto a numerose istituzioni del Governo Cinese. Il progetto ha interessato circa 5000 amministratori pubblici della Repubblica Popolare Cinese e si e’ svolto - a cura della VIU - nell’ambito di un Programma di Cooperazione coinvolgendo diverse istituzioni cinesi e universita’. ”Una raccolta di materiali tecnici che possono essere utili per la didattica e per la disseminazione delle informazioni che riguardano la promozione dello sviluppo sostenibili in Cina, ha commentato Clini. ”Durante l’esperienza di questi anni, che poi in Cina dura dal 2000 - ha proseguito - noi abbiamo partecipato ad un processo che e’ straordinario perche’ la Cina, che nel 2000 dedicava solo l’1 per cento delle risorse e pochissimo interesse alla protezione dell’ambiente, oggi e’ il Paese che investe di piu’ e in assoluto e in percentuale per lo sviluppo delle tecnologie ambientalmente sostenibili e per affrontare la sfida della protezione dell’ambiente”. Il consulente scientifico dell’ambasciata cinese, Sun Chengyong, ha sottolineato l’esemplarita’ del programma di cooperazione italo cinese, rilevando che ”lo sviluppo sostenibile, un obiettivo che sta a cuore al governo cinese sin dal summit di Rio del 1999, non si puo’ realizzare senza cooperazione tra Paesi sviluppati e Paesi emergenti per il trasferimento di conoscenze e tecnologie”. (fonte asca)
Si piazza al decimo posto ed è una buona notizia per l’Italia avere un rappresentante nel Wealth Bulletin, portando il nostro Paese tra quanti sono riconosciuti come più significativi a livello mondiale nella Clean Economy e nel Green business. Si tratta di Nino Tronchetti Provera, Ceo di Ambienta.
Scopri gli uomini più verdi del mondo:
http://www.wealth-bulletin.com/portfolio/alternatives/content/1054601341/
Una città australiana ha bandito l’acqua in bottiglia, sostenendo di essere la prima in tutto il paese a tornare ricorrere al rubinetto per la salvaguardia dell’ambiente e spingendo il governo del più grande stato della nazione a smettere di acquistare acqua in bottiglia. Gli abitanti di Bundanoon, una pittoresca destinazione turistica situata a circa 150 km a sudovest di Sidney, ha approvato oggi con una grande maggioranza la decisione di rinunciare alle bottiglie d’acqua per ridurre i danni ambientali dall’imbottigliamento e dal trasporto. Anche le attività commerciali della città — che conta 2.500 abitanti — hanno accettato di sostituire le bottiglie usa e getta con bottiglie riciclabili che possono essere riempite presso fontane, sopportando le perdite di profitto che ne derivano. “L’acqua in bottiglia ha motivo di esistere in diverse parti dell’Australia e in molte parti del mondo, ma noi non ne abbiamo davvero bisogno vista la disponibilità di un fantastico acquedotto municipale”, ha detto a Reuters l’imprenditore locale Huw Kingston, che ha condotto la campagna. “Non siamo un gruppo di ambientalisti fanatici, ma questo ci dimostra che possiamo lavorare insieme per la sostenibilità”. Kingston, gestore di un’attività che combina vendita di biciclette e bar, ha spiegato che la decisione di abolire le bottiglie d’acqua è volontaria, senza alcuna “polizia dell’acqua a Bundanoon”, quindi spetta alle imprese cittadine — tra le 50 e le 60 — mettere in atto il cambiamento. Ha aggiunto che a contribuire al successo della campagna è stata la proposta di una società di Sidney, Norlex Holdings Pty Ltd, di costruire un impianto locale per l’estrazione dell’acqua, che ha fatto crescere l’attenzione della gente sull’argomento. Il progetto è stato respinto, ma è stato fatto ricorso in appello. La campagna è andata oltre i confini di Bundanoon, spingendo anche il governo del Nuovo Galles del sud, lo stato più popoloso dell’Australia, a cercare un modo per ridurre l’acqua in bottiglia. Organizzazioni come il gruppo ambientalista Wwf ha già condotto campagne contro l’acqua imbottigliata, sottolineando lo spreco di risorse nell’imbottigliamento e nel trasporto di acqua che potrebbe non essere più sicura o salutare di quella del rubinetto, pur costando mille volte tanto. (reuters)
L’Italia spreca circa €5mld l’anno a causa delle carenze infrastrutturali della nostra rete idrica. E’ quanto denuncia l’on. Catia Polidori (Pdl) in una risoluzione votata all’unanimità in VIII (Ambiente) e X (Attività Produttive) Commissione alla Camera.
“Le reti idriche e fognarie del nostro Paese – illustra l’on. Polidori - presentano le maggiori carenze infrastrutturali rispetto ai principali Paesi europei. Infatti, il tasso di perdita negli acquedotti italiani è di circa il 40% contro il 10% circa della Germania ed il 15% della Gran Bretagna, nonostante la densità per area geografica e pro-capite di quei paesi sia inferiore rispetto all’Italia”.
In base alla tariffa nazionale media per l’acqua potabile, il controvalore economico delle perdite annue della rete idrica italiana è di circa 5 miliardi di euro, senza contare i danni ambientali generati, in particolare, dalle perdite della rete fognaria.
”I maggiori costi imputabili alle inefficiente della rete nazionale – spiega l’on. Polidori - vengono ad oggi sostenuti direttamente dai cittadini attraverso il pagamento dei costi di fruizione dei servizi idrici e fognari, con evidente sottrazione di risorse alla capacità di spesa delle famiglie. La ricerca e l’innovazione nelle infrastrutture idriche costituirebbe una modalità efficace per adeguare la rete nazionale agli standard europei, anche se il quadro normativo non agevola oggi gli operatori del settore”.
In base alle stime di affidabilità di tenuta delle tubature, circa il 50 % degli attuali acquedotti, almeno 125.000 km di rete idrica, e oltre il 30% delle attuali fognature, corrispondente a 46.000 km di rete fognaria, devono essere sostituite entro il prossimo decennio, tanto più che sussiste una significativa presenza di reti contenenti amianto.
”Per le caratteristiche proprie della rete idrica – conclude l’on. Polidori - questo settore può essere considerato tra quelli potenzialmente più idonei a sostenere una ripresa economica di lungo periodo. Per questo ho chiesto al Governo di verificare tutti i possibili benefici derivanti da un programma di adeguamento e ammodernamento delle reti idrica e fognaria, di definire strumenti capaci di migliorare nel breve, nel medio e nel lungo periodo lo stato della rete idrica nazionale al fine di adeguarla agli standard europei con gli obiettivi del risparmio di risorse e della tutela dell’ambiente e della salute e di incentivare iniziative per elevare da subito il livello qualitativo dell’infrastruttura di rete idrica nazionale, anche attraverso l’individuazione di modelli locali efficienti già esistenti a cui ispirarsi per l’adeguamento dell’intera rete nazionale”.
Catia Polidori è Deputato del Pdl e membro della X Commissione Attività Produttive, Commercio, Turismo della Camera, ex Presidente Giovani Imprenditori Confapi.
Per la prima volta, dall’inizio dei lavori del G8, i Comitati cittadini aquilani hanno deciso di pronunciarsi sulle decisioni assunte in questi giorni dai Grandi della Terra.
Accantonando, per un po’, le problematiche locali legate alla ricostruzione post sisma. Lo hanno fatto in una breve conferenza stampa al parco Unicef dell’Aquila sul leit motiv di ”G8: loro sulla luna noi sulla terra”.
Giuseppe De Marzo, dell’Associazione ”A Sud”, ha elencato cinque controproposte realistiche ed attuali che, secondo i Comitati, il summit non ha affrontato con sufficiente impegno: riconoscimento dell’acqua come diritto umano inalienabile ed universale e non come merce; istituzione della Corte penale internazionale per i crimini contro l’ambiente; uscita dal Wto delle politiche agricole ed idriche; fine delle produzioni di biocombustibili e dell’agrobusiness; riconoscimento del debito ecologico del nord del Mondo nei confronti del Sud del Mondo.
”Nell’incontro di Coppito - hanno motivato i Comitati - l’umanita’, i popoli, la giustizia e la Terra sono stati i grandi assenti. Denunciamo la totale incapacita’ di tutti i governi presenti al G8 dell’Aquila di affrontare le crisi.
Denunciamo la perdita di ogni principio di democrazia e partecipazione, che dovrebbe essere alla base di ogni decisione in un momento cosi’ drammatico per tutti e tutte”.
”Davanti a minacce non piu’ future ma ormai presenti - hanno sottolineato ancora - come la distruzione della natura, la poverta’ e la fame, i cambiamenti climatici, le migrazioni ambientali, i conflitti sociali ed economici, la disoccupazione e la precarizzazione della vita, la distruzione dei beni comuni non rinnovabili come l’acqua e la biodiversita’, le politiche messe in campo dai governi incontratisi a Coppito si risolvono in inutili quanto imbarazzanti e sterili dichiarazioni d’intenti”. I Comitati si sono soffermati anche sul ”fallimento della governance mondiale” sulle ”promesse politiche che hanno arricchito poche famiglie ed impoverito miliardi di esseri umani”.
Quindi, l’appello: ”Chiediamo all’opinione pubblica internazionale di discutere e prendere in considerazione alcune semplici e concrete proposte che le centinaia di milioni di persone, non rappresentate a Coppito, in tutto il Mondo stanno discutendo e portando avanti per affrontare la crisi e ritornare ‘tutti giu’ per terra’. Non c’e’ piu’ tempo per rimanere sulla luna. Noi che siamo sulla terra vogliamo costruire un presente capace di sostenere il futuro”.
iso/sam/bra (asca)


